domenica 24 settembre 2017   

Approfondimento

  
Interventi di sr.Anna Maria

 


 

Educare: generare umanità e bellezza

 

Intervento di sr.Anna Maria all’incontro con le famiglie nel contesto delle missioni popolari della parrocchia di Crespellano il 2/10/2010

 

Breve introduzione biblica

dal  Salmo 128    il Signore benedice la famiglia 

 

2 Della fatica delle tue mani ti nutrirai,

sarai felice e avrai ogni bene.

3 La tua sposa come vite feconda

nell'intimità della tua casa;

i tuoi figli come virgulti d'ulivo

intorno alla tua mensa.

4 Ecco com’è benedetto l'uomo

che teme il Signore.

5 Ti benedica il Signore da Sion!

Possa tu vedere il bene di Gerusalemme

tutti i giorni della tua vita.

6 Possa tu vedere i figli dei tuoi figli.

 

Nel Deuteronomio sta scritto: se tuo figlio domani ti chiede che cosa Dio vuole dall'uomo non rivolgerti subito a lui con delle norme morali. Raccontagli anzitutto come Dio abbia liberato il suo popolo dalla schiavitù in Egitto. Rispondigli con la grande storia della liberazione, raccontagli di questo Dio che non abbandona mai gli uomini a un  destino solitario e triste.  Una risposta stupenda, perché ci dice che cosa sia importante nell'educazione: creare legami positivi, sapere che siamo nati da un triplice amore, quello del padre e della madre insieme a quello di Dio che ci ha pensato da sempre e che porta ognuno sul palmo delle sue mani e nel suo cuore.

 

 

Il legame familiare non è qualcosa di aggiunto alla nostra identità, è il cuore della nostra identità. Il lungo cammino educativo ha qui la sua fonte e il suo obiettivo: quello di renderci compiutamente persone, quello di fare sviluppare e far fiorire il nostro essere frutto di una relazione generativa. La famiglia, che vive di cose concretissime, produce, insieme e attraverso di esse,   un bene prezioso che è il legame e la relazione umana.   Questo è il valore aggiunto della famiglia rispetto ad altre forme organizzate di vita, il dono e la prospettiva che la famiglia dà all'educazione: quello di generare umanizzando, di «personalizzare», dando, a coloro che genera, il senso della unicità e irripetibilità dentro una appartenenza significativa. La famiglia non riproduce ma genera,   dà un volto specifico ai suoi nati, non contribuisce solo alla sopravvivenza della specie, come è nel mondo animale. Ogni persona, ogni figlio ha valore assoluto e assoluta dignità; è insostituibile.   Ciascuno di noi appartiene alla sua famiglia non solo per il ruolo che ricopre o per l'abilità che possiede, ma nella totalità e unicità del suo essere. Per i genitori, per i nonni e per tutta la famiglia ogni figlio è unico, speciale anche se provato nel fisico o nella mente.   Nella famiglia avviene questo processo «miracoloso» di umanizzazione e personalizzazione: sono le relazioni familiari, il legame uomo-donna, genitori-figli, tra generazioni passate e presenti che producono questo bene unico e prezioso.

Non riflettiamo mai abbastanza su questo punto. Forse comprendiamo meglio il compito insostituibile della famiglia nell'educazione, se ci lasciamo andare a questa «fantasia». Proviamo a immaginare un mondo senza famiglia. Non è un'idea così remota. Un noto pensatore, Davíd Cooper, qualche decennio fa ci ha provato. Ha intitolato un suo libro La morte della famiglia: finalmente liberi dai lacci di relazioni vincolanti e costrittive, finalmente una realizzazione libera.   Ma che vita sarebbe? Che  mondo sarebbe? Una società di individui, non una società di persone. Una società efficiente ma fredda,  piena di soggetti soli e sperduti,  una società disumana.    Dove sperimentare la fiducia, imparare a fidarsi? Dove poter far conto su relazioni affidabili?   Dove essere riaccolti  e perdonati? Dove imparare la capacità di sviluppare relazioni che non siano solo strumentali ma che contengano gratuità? Da dove, se non dalla famiglia, la società potrà mai attingere quel capitale sociale primario che innerva le relazioni sociali?

L'esperienza delle relazioni vissuta nella famiglia è esportabile e diventerà, con le dovute differenziazioni, il modello per altre esperienze relazionali di vita sociale. Chi ha fatto esperienza di relazioni positive sarà più “attrezzato” per la positività della vita.  E, all'opposto, chi ha vissuto esperienze familiari negative porterà con sé fatiche non indifferenti.  I figli non possono diventare da soli uomini consapevoli di sé  che sanno affrontare la vita, con sufficiente serenità ed equilibrio.  Hanno bisogno di genitori che diano loro sicurezza e sostegno, affinché in seguito non vengano scossi e piegati da ogni soffio di vento. Hanno anche bisogno di un chiaro no e di un chiaro sì. Hanno bisogno di genitori autorevoli, che non siano solo amici, o   autoritari o lassisti.  E soprattutto hanno bisogno di un fondamento umano solido per maturare fiducia in se stessi, nella vita e negli altri. 

 

 Il soggetto umano per poter essere se stesso, per riconoscersi, deve poter essere riconosciuto da un padre e da una madre, deve avere un posto reale  nella storia familiare. Può costruire la propria identità, se si può identificare con presenze familiari generative, il padre e la madre o chi ne esercita responsabilmente la funzione. Fondamentalmente  dentro l'esperienza familiare si apprende insieme alla lingua madre il linguaggio delle relazioni, si interiorizza non solo la figura del padre e della madre ma la loro relazione, il loro legame e quel complesso di legami che si snodano e tengono insieme le relazioni familiari. Non abbiamo noi nella nostra cultura numerose raffigurazioni di alberi genealogici con le radici che affondano nel passato e i rami che si protendono verso il futuro? Se scomparisse la famiglia dovremmo ricrearla, se è debole dobbiamo rinvigorirla, se è poco riconoscibile dobbiamo riportarla alla luce.

 

Possiamo adesso provare a rispondere, con nuova consapevolezza, alla domanda: qual è il compito dei genitori nei confronti dell'educazione dei figli? Innanzitutto e primariamente garantire questa basilare esperienza affettiva e morale, far vivere e trasmettere l'esperienza di relazioni che fungano da fonti benefiche, da serbatoio di fiducia e speranza e che si muovano secondo giustizia e lealtà, contrastando la sfiducia, la disperazione, l'ingiustizia e qualunque forma di violenza.

Il compito educativo familiare che potremmo racchiudere nella espressione «cura responsabile»  contiene in sé  una funzione di orientamento, una sorta di bussola interiore, un insieme di criteri cui il figlio può riferirsi nelle situazioni della vita. Tale compito educativo, che dovrebbe essere non tanto suddiviso tra madri e padri ma condiviso da entrambi, è continuamente chiamato a trasformarsi lungo il ciclo di vita della famiglia e segue le pieghe dello sviluppo del figlio che da una condizione di dipendenza dai genitori progressivamente acquista indipendenza e autonomia. Si passa così dalla necessità di fornire una copertura premurosa costante e paziente al piccolo, al sostegno verso l'esplorazione del mondo dei più grandi, a un progressivo inserimento dell'adolescente nel mondo sociale attraverso l'esperienza del rapporto con i coetanei e l'assunzione delle prime vere responsabilità.

I genitori, insieme alle persone significative delle famiglie di origine, in particolare i nonni, hanno il compito di garantire le «premure fondamentali», di rendere sperimentabile, attraverso la loro presenza e la cura dei figli a loro affidati, il senso ultimo della vita.  La vita nella famiglia,  ci può introdurre attrezzati di speranza, anche alle grandi “questioni” dell'esistenza.

Per questo c'è bisogno di una rete di relazioni fiduciarie tra adulti che generi esperienze educative significative e produca esperienze condivise di vita. Il cammino educativo compete alla coppia genitoriale in prima persona, ma le risorse che vanno attivate non possono provenire solo dal suo interno: la coppia va sostenuta sia attraverso iniziative poste in essere dalla comunità locale sia attraverso la valorizzazione di aggregazioni poste in essere dalle famiglie stesse. Gli aiuti tra famiglie, specie giovani, ci parlano di nuove forme di fratellanza. Il mondo odierno, in difficoltà nei passaggi verticali, tra le generazioni, trova risorse in un altro codice familiare, quello fraterno. Per educare i propri figli in una società complessa e a volte confusa, le famiglie più sensibili e più aperte al sociale (pensiamo ad esempio alle famiglie che si avventurano nell'esperienza dell'affido familiare, ma anche a famiglie impegnate nella quotidiana educazione dei propri figli)  fanno leva sulla dimensione fraterna, si alleano a coloro che sono accomunati dalla stessa condizione, sviluppando inedite forme di fratellanza e ricreando in questo modo  significativi spazi di vita comunitaria. E possibile, in questi casi, sperimentare una «fratellanza generativa»: in qualche misura ciascuno è per l'altro anche padre e madre di figli non suoi. E bambini, giovani e meno giovani, figli e genitori, possono fare così esperienza di un clima familiare che si espande e genera forme di vita buona. Sr.AnnaMaria


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