mercoledì 18 luglio 2018   

La storia della Parrocchia

  

L'estensione geografica della parrocchia, fino a quattro anni fa, era notevole. In particolare la frazione di Ponte Ronca, che fino agli anni Cinquanta non era particolarmente numerosa, assunse progressivamente un rilievo numerico e pastorale crescente e legato in particolare alla presenza del Piccolo Santuario Mariano (così è considerato) della zona. Fin dal 1954 il nuovo Parroco, mantenendo la tradizione, si accinge alla celebrazione della Festa quadriennale della Madonna di Ponte Ronca.

Il piccolo oratorio, nonostante fosse centro di una particolare devozione, appariva bisognoso di opere di ristrutturazione. Don Taddia organizzò in modo che in occasione della festa, tradizionalmente ricorrente nel mese di luglio, il piccolo oratorio fosse sistemato. Con l'aiuto dei benefattori la "casa della Madonna", per utilizzare le parole dell'Abate, ebbe il nuovo piancito e la nuova balaustra e fu oggetto di un restauro generale.

In occasione della seconda festa quadriennale di ponte Ronca, sul bollettino parrocchiale di luglio 1958 l'Abate scriveva:

"E' nostro fervido desiderio che quella piccola cappella venga sostituita con una più ampia e adatta. Quando si compiono le /unzioni sacre si è continuamente disturbati, sia per il traffico continuo sulle strade comunali, sia dalla vicinanza delle case dei privati ... C'è poi un motivo superiore a tutto questo, ed è che la popolazione dì Ponte Ronca è aumentata di molto e la Chiesina si è fatta più che insufficiente". Tre anni dopo, sfruttando alcune circostanze favorevoli, l'Abate acquistò un appczzamento di terreno ai margini dell'abitato. Su progetto dell'ing. Bettazzi venne iniziata l'edificazione della prima parte della Chiesa. Scrive l'Abate nel Bollettino Parrocchiale di dicembre 1961:

"Ho acquistato mq 2773 di terreno per 3.050.300. Ho fatto fare il progetto della Chiesa ed ho creduto, anche per non forzare troppo in una volta, di costruire la prima metà della Chiesa che secondo la valutazione di preventivo costa 6.000.000..."

La nuova Chiesina venne inaugurata in occasione della Festa Grossa ricorrente nel 1962. La Chiesa era già dotata degli arredi sacri, di un tappeto grande, di 10 nuovi banchi in legno e di 50 nuove sedie. Fu presente nell'occasione Mons. Bolognini, già Vescovo di Cremona.

Successivamente, chiamando l'Abate in Curia, S. E. Mons. Baroni, Vescovo ausiliare di Bologna, così suggeriva: "Caro Abate, visto che sei capace di spendere bene i soldi dei tuoi parrocchiani, ti pregherei di acquistare un altro appczzamento di terreno di fianco alla nuova Chiesina di Ponte Ronca, per completare lo spazio sufficiente per una eventuale nuova parrocchia, in quella, ormai vasta, frazione." Detto e fatto: con una spesa di 3.500.000 lire.

Negli anni successivi si procedette al completamento del complesso di Ponte Ronca con l'ampliamento della Chiesa e la costruzione delle sale parrocchiali. Il 16 giugno 1985 il Cardinale Poma inaugurò il nuovo complesso che era già dotato di tutti i necessari arredi interni, alcuni erano nuovi mentre altri erano recuperati come l'organo, dei Fratelli Rasori, proveniente dalla Chiesa di Savignano di Riola e il paliotto seicentesco dell'altare proveniente da Pontecchio Marconi. Non mancava neppure un piccolo campanile che fu dotato delle quattro campane acquistate per 520.000 lire dalla soppressa Parrocchia di Pradalbino. Con la Grossa di Kg 141, la Mezzana Kg 103, la Mezzanella Kg 72 e (a Piccola Kg 45, anche la "Chiesina" aveva il suo piccolo "doppio".

Ponte Ronca, ormai pronta, fu elevata a Parrocchia nel 1995. Più precisamente la nuova parrocchia fu istituita con decreto del 8 settembre 1995 e fu affidata alla cura pastorale di don Mario Fini che ne prese il possesso dal Card. Giacomo Biffi il 15 ottobre dello stesso anno, diventando il primo parroco di Santa Maria di Ponte Ronca.

 

2015 - VENT'ANNI DI PARROCCHIA. E FESTA SIA!

Nel Settembre del 1995 la Curia di Bologna comunicò che nasceva la Parrocchia di Ponte Ronca, dedicata a Maria bambina presentata al tempio.
Nel Novembre dello stesso anno arrivò il primo parroco, don Mario Fini.
La comunità era già viva, grazie soprattutto alla presenza pastorale delle suore del San Giuseppe.

Ci troviamo, quindi, quest'anno a celebrare i venti anni di questa creatura.
Per una persona sono un bel traguardo: ormai si è grandi.
Per una parrocchia, forse, il discorso è diverso; in ogni caso, di tempo ne è passato tanto! In queste ricorrenze la parola da mettere al centro è gratitudine.
Esiste, infatti, in virtù della collaborazione di tantissime persone, un luogo dove si annuncia il Vangelo e dove si cerca di viverlo, nelle tre traiettorie principali che una comunità cristiana deve tenere presenti: la catechesi, cioè l'annuncio, la liturgia e la carità. Questo è il minimo, ma è anche il massimo per una parrocchia.
Rimane, certo, la valutazione di come queste cose vengono vissute e recepite, ma, forse, non è neppure mio compito addentrarmi in questo bilancio. Mi sembra di poter sottolineare come, per tanti, la nostra parrocchia sia una bella realtà da incontrare. Difficile che qualcuno abbia vissuto qualcosa con noi senza ricevere qualcosa.
Ad esempio Estate Ragazzi, gioiosa esplosione estiva della vita parrocchiale vede da molti anni i bambini giocare felici nei nostri cortili. Più difficile è vedere persone che mettono decisamente radici nella comunità.

Non è umanamente possibile piacere a tutti.
Forse, una difficoltà consiste nel fatto che preferiamo ricevere piuttosto che donare. Certamente la cosa bellissima della gente di Ponte Ronca è la disponibilità; a volte, non si è tradotta in accoglienza piena. Essere accolti è difficile; è un'azione che presuppone il dono di sé da parte di chi accoglie, ma anche la pazienza di venire amati in maniera diversa da come si desidera, da parte di chi riceve il dono dell'accoglienza.
Fare comunità, essere comunità significa sempre partire da incontri di diverse libertà che, nell'incontro, devono far crescere ancora di più la loro libertà. Può essere che una comunità non piaccia; possono esserci motivazioni anche profonde e corrette per questa valutazione. Non deve mai essere un motivo che parte dal desiderio di spingere le persone ad essere come io voglio. Nessuno può chiedere ad altri di vivere una vita diversa da quella che si desidera; altrimenti non si ama, ma ci si richiude reciprocamente in gabbia. In queste occasioni di festa credo sia anche bello esprimere un augurio; faccio mie alcune parole di papa Francesco: “sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l'evangelizzazione del mondo attuale, più che per l'autopreservazione” (Evangelii Gaudium 27).
Significa pensare che si è chiesa, si è parrocchia per il mondo che ci circonda, per amare l'uomo che incontriamo più che per essere un gruppo che si trova bene con se stesso. Dobbiamo essere contenti perché tanti hanno trovato un posto bello per incontrare una traccia di vangelo. E' significativo, infatti, ricordare che i momenti più forti della nostra comunità sono avvenuti quando davvero il Vangelo doveva toccare la vita, come nella morte di alcuni di noi; penso a Simone, ad Ada e Laura.

Occorre continuare a crescere accogliendo sempre di più i doni dell'umano, che è in noi e ci circonda, e della fede. Credo che ci sia da ringraziare; credo che ci sia anche da chiederci scusa per quello che si poteva fare e non abbiamo fatto. Io ringrazio e chiedo scusa per primo. Aiutiamoci anche a gustare il clima che si respira, a riconoscere quel soffio dello Spirito che ci può confortare e consolare.

E buona festa a tutti!

don Matteo Prodi


 

    Accedi    Web credits