domenica 24 settembre 2017   

Approfondimento

  
Interventi di Don Maurizio Marcheselli

 


Introduzione APOCALISSE

Dopo qualche osservazione preliminare, offriamo alcuni elementi d’introduzione ad Apocalisse secondo quattro chiavi fondamentali di lettura. Le prospettive che aiutano a capire meglio il genere peculiare del libro a cui ci troviamo di fronte sono quella storico-teologica, quella letteraria, l’attenzione alla struttura e il carattere del libro come appello all’interpretazione.

1. L’Apocalisse nella storia

L’opera va datata probabilmente tra il 92 e il 96, alla fine del regno di Domiziano.

1.1  L’Apocalisse nella storia della Chiesa

- Le difficoltà ad essere accettato nel canone.

- Il rifiuto della Riforma.

- Il posto di Apocalisse nel lezionario ortodosso e cattolico.

La chiesa ortodossa non legge mai Apocalisse nella liturgia. Il monaco lo legge nella sua cella.

Il lezionario domenicale della chiesa latina dopo il Vaticano II ne offre una selezione di passi nel ciclo C delle domeniche di Pasqua (dalla II alla VII). Il lezionario feriale dell’anno pari ne propone la lettura semicontinua per le ultime due settimane dell’anno liturgico (XXXIII-XXXIV). L’ufficio delle letture ne propone la lettura continua integrale nel tempo di Pasqua.

1.2  L’Apocalisse nella storia dell’interpretazione

Proponiamo una sistematizzazione semplice in quattro aree.[1]

Interpretazione storico-universale

In Ap viene predetta la storia fino alla fine dei tempi, a partire dai giorni del veggente.

Interpretazione storico-contemporanea

L’Ap vuole solo interpretare i fatti del tempo in cui è inserita (gli anni di Domiziano).[2]

Interpretazione escatologica

L’Ap vuole descrivere solo gli avvenimenti del tempo finale.

Verso una corretta interpretazione

Leggere l’Apocalisse per come essa chiede di essere letta.

L’autore non conosceva il futuro in alcun modo, al di là della convinzione fondamentale che Dio alla fine trionferà, salvando coloro che gli sono rimasti fedeli e sconfiggendo le forze del male.[3]

Partendo dall’elevazione di Gesù alla gloria (risurrezione, ascensione e intronizzazione celeste), l’Apocalisse annuncia la struttura essenziale della vicenda storica, che scaturisce dalla contaminazione con l’eschaton già incominciato, per consentire alla comunità conoscenza di fede e decifrazione di fede.[4] Si tratta dunque un testo di tipo profetico.

Ricordare l’escatologia realizzata del QV ci permette di pensare che l’Apocalisse sia nata all’interno del circolo giovanneo.

2. Chiave storico-teologica

La storia di Israele ad un certo punto produce l’apocalittica: una corrente e una letteratura. Chi l’ha generata? Siamo ad un certo punto della storia del popolo e della storia della sua elaborazione teologica. L’Apocalisse di Giovanni è solo un esempio di una vasta produzione.

 

L’apocalittica si presenta, in linea diretta di discendenza dalla profezia, come una riflessione sulla storia, una teologia della storia. Essa mira a fornire non tanto delle profezie relative ad eventi futuri, quanto piuttosto delle griglie di intelligibilità teologica degli eventi storici. Si interessa più delle dinamiche profonde e costanti della storia che non di singoli eventi.[5]

 

Il termine «apocalittica» è artificioso: è un termine con cui gli studiosi qualificano un movimento, all’interno del quale si produce la relativa letteratura e che influisce su altri contesti.

Apocalisse = rivelazione (ajpokaluvptein = «togliere il velo»). Da questo termine deriva (in senso tecnico) «apocalittica».

Distinguiamo tra letteratura apocalittica e movimento apocalittico, di cui detta letteratura è espressione.

2.1  Il movimento apocalittico

Il termine «apocalittica» in senso ampio designa la realtà che sta a monte della letteratura apocalittica.

La letteratura apocalittica si caratterizza come una corrente di pensiero, un fenomeno spirituale con una teologia propria e una specifica concezione del mondo. Centro di origine sembra essere stata la Palestina giudaica, ma la sua influenza si estese anche al giudaismo della diaspora. Furono inoltre influenzati anche l’ambiente persiano, zoroastriano, l’ellenismo e lo gnosticismo.

Figlia della profezia e della sapienza di Israele.

2.2  Datazione

È un fenomeno letterario preciso, circoscritto, che ha origine nell’ambiente storico-spirituale del tardo giudaismo (II sec. a.C. / I sec. d.C.). La letteratura apocalittica si fa iniziare dal libro di Daniele (databile attorno al 164 a.C.).

La letteratura apocalittica ebbe grande fortuna nel giudaismo intertestamentario. Dopo Jamnia, rigettata dal giudaismo rabbinico, continuò in alcune chiese cristiane: ancora oggi le chiese monofisite di Etiopia considerano ispirati il libro dei Giubilei e il libro di Enoch.

Grande impulso allo studio dell’apocalittica è venuto dal ritrovamento dei rotoli di Qumran. Il giudizio di Fitzmyer è che Qumran non sia però globalmente ascrivibile all’apocalittica.[6]

2.3  Il corpus degli scritti apocalittici

1) Testi apocalittici dell’AT:              Ez 38-39

Is 24-27 (la grande apocalisse)

Is 34-35 (la piccola apocalisse)

Deutero Zaccaria

Daniele

2) Apocrifi giudaici intertestamentari:

Libro di Enoch

Libro dei Giubilei

Testamento dei dodici Patriarchi

3) Testi apocalittici del NT:

Apocalisse sinottica (Mc 13; Mt 24-25)

Piccola apocalisse lucana (Lc 17,22-37)

Elementi apocalittici (1Ts 4,16-17; 2Ts 2,1-12)

Apocalisse

4) L’apocalittica giudaica contemporanea o posteriore al NT:

Ascensione di Isaia

Storia di Adamo ed Eva

Apocalisse di Baruc

Apocalisse di Esdra o IV libro di Esdra

5) Apocalittica cristiana posteriore al NT:

cap. XVI della Didaché

Ascensione di Isaia

Apocalisse di Pietro

Pastore d’Erma

Apocalisse di Paolo

Sussiste una grande difficoltà di datazione e di attribuzione.

2.4  I caratteri peculiari della letteratura apocalittica (giudaica)

Vengono presentate delle realtà non accessibili attraverso riflessioni razionali, delle verità rivelate: impossibile accedervi a meno che non vi sia uno svelamento, che avviene ad opera di esseri divini.

Il pensiero apocalittico è perciò apportatore di un novum nella tradizione, e al tempo stesso è capace di rimanere radicato nell’autentica fede giudaica. Mentre, ad Alessandria, Filone interpreta la Scrittura allegoricamente, introducendo il novum per questa via, gli apocalittici introducono il novum sotto il patrocinio di eminenti personaggi del passato, che ne sarebbero i depositari: Enoch, Mosè, Baruc, Daniele, Esdra, ecc.

 

a) La pseudonimia

L’opera viene attribuita ad un personaggio del passato.

Questo procedimento:

a) conferisce autorità al testo;

b) e serve ad antedatare il testo.

L’antedatazione permette la costruzione di vaticinia ex-eventu, cioè profezie dopo il fatto. Ciò accredita la visione che si vuole trasmettere. Quando l’apocalittico lascia i vaticinia ex-eventu non profetizza più, ma dà solo il senso, indica le grandi coordinate, i grandi significati dell’annuncio dato sulla storia.

 

b) La teologia della storia

L’apocalittico non narra la storia: il suo scopo è di accreditare la sua lettura del presente e del futuro. Nella sua concezione, passato, futuro e presente sono strettamente connessi teologicamente. Secondo gli apocalittici la storia è un insieme coerente che può essere visto nella sua totalità: la lettura del passato serve solo in funzione del futuro che sta venendo.

Si può contrapporre l’apocalittica giudaica al mondo greco: mentre il greco si interessa del kosmos, della armonia e bellezza del mondo, l’apocalittico giudeo si interessa della storia, e legge gli eventi.

 

Di quale storia si interessa l’Apocalisse? Di quella contemporanea all’autore? Di quella futura? I fatti storici concreti sono sottoposti ad una lettura paradigmatica in chiave teologica. Lungo l’asse lineare della storia della salvezza, forme di intelligibilità teologica degli avvenimenti possono essere spostate avanti e indietro. Anche nel caso dell’Apocalisse, il contenuto proprio del libro non è la storia concreta; piuttosto da essa vengono ricavate delle forme di intelligibilità «a priori» rispetto al fatto storico: esse si riempiono del contenuto storico concreto, lo illuminano e subito se ne svuotano. La comunità che ascolta ne farà l’applicazione alla sua storia.

 

c) La teoria dei due eoni

È l’elemento che caratterizza questa teologia della storia. La storia sarebbe il succedersi di questi due eoni. In 4Esd 7, 50 troviamo scritto: «L’Altissimo non ha creato un solo eone, ma due; Dio non ha creato il tempo, ma due eoni». C’è l’eone presente (dolore, male, ingiustizie, ecc.) e l’eone venturo (pace, gioia, beatitudine, ecc.); da una parte cielo e terra, dall’altra nuovi cieli; da una parte Satana, Beliar, ecc., dall’altra Dio.

 

d) Una lotta cosmica e la vittoria finale di Dio

Tutta la storia è attraversata da una lotta tremenda che non è combattuta solo dagli uomini, ma anche da Dio e Satana. Satana sarà sottomesso per sempre, quindi scomparirà il vecchio mondo, e vi saranno nuovi cieli e nuova terra. Tutti gli uomini, dopo la sconfitta di Satana, risorgeranno, ma per essere giudicati: i giusti per la vita eterna e gli empi per la seconda morte (rappresentata dal lago di zolfo e fuoco).

 

e) Apertura universale

La visione storica è globale, non ci si interessa di un solo popolo, ma di tutta l’umanità. Israele conserva il ruolo di popolo eletto segnato dall’alleanza e dalle benedizioni, ma l’orizzonte è universale.

 

f) Il ruolo del singolo

Nel grande combattimento in corso l’uomo non può fare altro che sopportare la catastrofe, perseverare nelle tribolazioni e attendere il mondo nuovo («Chi persevererà sino alla fine sarà salvo»). Tutto questo non è solamente passività, ma ruolo di intercessione e, in forza di questo, Dio si commuoverà ed accelererà la venuta del secondo eone (cfr. Mt 19, 20).

 

g) Linguaggio peculiare

Tipiche sono assunzioni o ascensioni, visioni, sogni, messaggeri celesti, numeri simbolici, ecc. Il linguaggio è molto marcato, specifico.

3. La comprensione della struttura

I settenari di Apocalisse sono l’elemento più macroscopico della struttura del libro: le lettere, i sigilli, le trombe e le coppe. Che portata hanno dal punto di vista strutturale?

 

Biguzzi dichiara che a proposito di Apocalisse ci sono due posizioni da rifiutare.

- La sequenza delle scene e degli episodi è selvaggia.

- La struttura è chiastica.

Si deve invece accettare uno sviluppo lineare con un finale in crescendo.

 

1,1-8                                Prologo

1,9-20                              Visione iniziale

2-3                                   Parte storica

4,1-22,5                           Parte Profetica

22,6-21                            Epilogo

 

Questa divisione nasce da 1,19:

«Scrivi dunque                 le cose che hai visto

le cose che sono

quelle che stanno per accadere»

Questo versetto suggerirebbe le diverse parti del libro.

3.1  La struttura di Apocalisse secondo U. Vanni

1,1-3                                Prologo

 

1,4-3,22                           Prima parte: il settenario delle lettere alle chiese

1,4-8                                Introduzione liturgica

1,9-20                              L’esperienza di Cristo Risorto

cc 2-3                  Le lettere alle sette chiese:

Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia, Laodicea

 

Questo primo settenario è disposto «a stella»: la visione iniziale del Figlio dell’Uomo (1,9-20) dà origine alle 7 lettere per le 7 chiese. Ogni lettera all’inizio riprende una delle caratteristiche della descrizione del Figlio dell’Uomo.

Al termine delle lettere c’è la descrizione di un premio che anticipa elementi della visione finale.

 

4,1-22,5                           Seconda parte: interpretazione profetica della storia

cc 4-5                                              La lettura dei fatti che devono accadere

cc 6-7                                              La rivelazione progressiva del significato della storia:

il settenario dei sigilli

8,1-11,14                         La storia della salvezza si mette in moto:

sezione delle trombe

11,15-16,16                     Lo scontro tra bene e male arriva al suo culmine:

i tre segni

Dal suono della settima tromba                                                       11,15

al versamento della sesta coppa                                                   16,16

16,17-22,5                       La conclusione della storia della salvezza:

la condanna della prostituta e il trionfo della sposa

Dal versamento della settima coppa                                               16,17

alla fine della visione                                                                                                                     22,5

 

Il trono e l’agnello, a cui sono legati: i 7 sigilli; le 7 trombe; i 7 angeli con le 7 coppe dell’ira. Qui la disposizione non è a stella, ma a scatola cinese: in ogni serie settenaria, l’ultimo elemento contiene il primo elemento della serie successiva.

 

22,6-21                            Epilogo: dialogo liturgico conclusivo

3.2  La proposta di Biguzzi

L’obiezione più forte che Biguzzi muove alla proposta di Vanni è il notevole depotenziamento del settenario delle coppe, che viene di fatto ignorato come portata strutturale: resta solo come parte di un raggruppamento più ampio mentre gli altri settenari costituiscono delle sezioni autonome.

4. Chiave letteraria

Ci interessiamo delle peculiarità di scrittura, di genere e di stile.

4.1  Il genere letterario dell’Apocalisse di Giovanni

Secondo indicazioni interne al libro stesso si possono ricavare tre aspetti complementari.

- È una apocalisse, cioè una rivelazione: 1,1.

[1.1] Rivelazione di Gesù Cristo che Dio gli diede per render noto ai suoi servi le cose che devono presto accadere, e che egli manifestò inviando il suo angelo al suo servo Giovanni.

- È una profezia:[7]            1,3; 22,7.10.18.19.

[1.3] Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e mettono in pratica le cose che vi sono scritte. Perché il tempo è vicino.

[22.7] Ecco, io verrò presto. Beato chi custodisce le parole profetiche di questo libro.

- È una liturgia.[8]

Cfr, il dialogo iniziale (1,4-8) e quello conclusivo (22, 6-21) in cui lettore e assemblea si alternano.[9]

È chiaro fin dall’inizio che tutto si svolge di domenica (1,10) e molti elementi evocano la presenza di un’assemblea.

4.2 La sintassi di Apocalisse: una sintassi anomala

L’autore di Apocalisse si muove con particolare libertà rispetto alle regole della grammatica e della sintassi. In particolare, egli mostra una spiccata mancanza di cura per la concordanza: si tratta principalmente di incongruenza nei participi, dentro una generale incongruenza nelle apposizioni. Negli altri scritti del NT, i solecismi che sporadicamente s’incontrano sono da ritenersi o giustificabili, o guasti del testo. Vari autori sono propensi a vedere un’intenzionalità nel fenomeno.

4.3  Il simbolismo dell’Apocalisse

Il piano di Dio, maturato nella trascendenza e in qualche modo partecipe di essa, non può essere tradotto in termini umani perfettamente equivalenti, non può trovare un’espressione realistica adeguata. Solo un linguaggio che sia intelligibile in termini umani, ma nello stesso tempo tenda a superarli, può avvicinarsi in qualche modo al progetto di Dio da rivelare.

 

Il simbolismo dell’Apocalisse, che pure potrebbe venire dal mondo del simbolismo giovanneo, è sensibilmente diverso da quello del QV.

Il simbolismo del QV nasce da Gv 1,14: «Il Verbo si fece carne e mise la sua dimora tra di noi e noi allora abbiamo visto la sua gloria», e questa gloria che abbiamo visto la trasferiamo in segni.

Nell’Apocalisse, invece, come nota U. Vanni, il discorso simbolico è sempre distaccato da quella che è una descrizione nuda e cruda della realtà, ma il distacco nell’Apocalisse ha una sua struttura e un suo meccanismo particolare. Parte dalla realtà, ma il simbolo procede per scatti successivi che si allontanano sempre più dall’espressione realistica: l’autore arriva così ad una concentrazione eccezionale di materiale teologico, che, sciolto dalla sua matrice simbolica, cioè decodificato pezzo a pezzo, si rivela in tutta la sua ricchezza.

Es. Ap 5,6: «Poi vidi ritto [..] un Agnello, come immolato. Egli aveva sette corna e sette occhi, simbolo dei sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra». È un linguaggio artificioso, che occorre decodificare (ad es.: l’Agnello è risorto (ritto); il sette rappresenta la totalità; le corna simboleggiano la forza, la potenza).

Potremmo pertanto dire che:

a) il simbolismo del QV è di tipo parabolico;

b) il simbolismo dell’Apocalisse è di tipo allegorico.

L’interpretazione dell’allegoria è sempre univoca, mentre la parabola resta duttile e aperta.

 

L’Apocalisse non ha citazioni esplicite dell’AT, ma lo cita continuamente in modo implicito. Ogni simbolo dell’Ap sintetizza due/tre/quattro passi dell’AT: ciò rispecchia il concetto che il NT è compimento, ma anche sintesi dell’AT.

 

U. Vanni: «I singoli livelli vanno interpretati successivamente, uno dopo l’altro, senza voler costruire un quadro d’insieme». Quando poi un simbolo è stato plasmato, rimane permanente per tutto il testo, in modo che è necessario tenere presente tutta la parte che precede il testo in esame.

 

1. Simbolismo cosmico

Zone cosmiche                                                               il cielo                                                                                                                    =              Dio, la trascendenza

(aspetto statico)                                                             la terra                                                                                                                  =              l’uomo, tutta la sua realtà

l’abisso                                                                                                                           =              il male

Sconvolgimenti cosmici    terremoto, caduta di grandine                =              Dio interviene nella storia

(aspetto dinamico)

 

2. Simbolismo teriomorfo (da qhvr, qhrov" = bestia, animale selvaggio)

Simboli              positivi:    l’agnello, i quattro viventi, il leone di Giuda, i cavalli…

negativi:            il drago (12,3), servito da due bestie (13), le cavallette…

Si tratta di potenze che appartengono alla sfera del Bene o del Male; le bestie sono simboli sintetici di una serie di cose: possono essere normali o mostruosi, positivi o negativi.

U. Vanni: «L’equivalente realistico del simbolismo teriomorfo è una realtà al di sopra dell’uomo e al di sotto di Dio, in un certo senso trascendente, e che si svolge secondo leggi di sviluppo parimenti trascendenti».

 

3. Simbolismo aritmetico

7                       e i suoi multipli o combinazioni: 47, 70, etc.=         totalità.

3,5    è la metà di 7; viene espresso in tanti modi:          - un tempo, due tempi e mezzo tempo;

- 1260 giorni (1 anno+2anni+1/2anni);

- 42 mesi (12 mesi+24+6).

4                       i quattro esseri viventi            =              l’universo, i quattro punti cardinali.

12     (3 x 4)                                                    =              12 tribù, 12 apostoli, 12 mesi dell’anno,

12 ore del giorno, 12 stelle della donna,

12 porte della città (3 per lato, per 4 lati).

1000 - i mille anni; cfr. millenarismo -              =              è il numero di Dio.

1/3                    =              piccola parte.

666                   =              esempio di ghematria: questo numero indica un nome di uomo, secondo l’attribuzione di lettere a cifre.

Secondo la posizione più comune si tratta di una gematria fondata sull’ebraico 666 sarebbe l’equivalente di «Cesare Nerone».

 

4. Simbolismo cromatico

Bianco                              =              Dio.

Rosso                              =              il sanguinario.

Nero                                 =              fame, miseria.

Verde                               =              morte, decomposizione.

 

5. Simbolismo biblico

Vendemmia, mietere, il corno, la Gerusalemme/Sion, ecc.

 

Tre esempi presi dalla liturgia celeste dei cc 4-5: gli anziani, i viventi e l’agnello.

5. L’Apocalisse come appello all’interpretazione

5.1  Il soggetto interpretante dell’Ap: l’assemblea ecclesiale

Si tratta di un’assemblea liturgica radunata nel giorno del Signore.

Ripetutamente appare il contesto di un’assemblea che ascolta e discerne: 1,3; 13,18…

Il libro ha carattere marcatamente liturgico: cfr. il dialogo liturgico di 22,6-21.

È in questo quadro liturgico che la chiesa si purifica e discerne la sua ora.

5.2  La riflessione sapienziale: un’ermeneutica per passare dal simbolismo alla vita

La Chiesa purificata discerne la sua ora.

 

Innanzitutto la parola di Cristo purifica la Chiesa: cc 1-3.

In questo stato essa sale al cielo e contempla di là i fatti che la riguardano, come dall’esterno.

 

Applicando ai fatti gli schemi di intelligibilità corrispondenti la Chiesa sarà in grado ci comprendere la sua ora in rapporto alle realtà storiche che sta vivendo, mediante un tipo di riflessione «sapienziale».

Questa riflessione sapienziale e attualizzante viene dopo la decifrazione del simbolo: è l’ultimo passo nell’ermeneutica dell’apocalisse.

 

Testi di riferimento

- 13,9-10

[13.9] Chi ha orecchi, ascolti:

[13.10] Colui che deve andare in prigionia,

andrà in prigionia;

colui che deve essere ucciso di spada

di spada sia ucciso.

In questo sta la costanza e la fede dei santi.

 

- 13,18

[13.18] Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.

 

- 17,9a

[17.9] Qui ci vuole una mente che abbia saggezza.

 

Un esempio dal c 20: l’intrusione del veggente dei vv 5b-6

au{th hJ ajnavstasi" hJ prwvth. 20.6 makavrio" kai; a{gio" oJ ecwn mevro" ejn th'/ ajnastavsei th'/ prwvth/: ejpi; touvtwn oJ deuvtero" qavnato" oujk ecei ejxousivan, ajll’ esontai iJerei'" tou' qeou' kai; tou' Cristou' kai; basileuvsousin met’ aujtou' [ta;] civlia eth.

Entrando in dialogo diretto col suo uditorio il veggente abbandona l’aoristo che ha finora caratterizzato il racconto della sua duplice visione e passa al presente (ha) e al futuro (saranno, regneranno).

Questa intrusione del veggente è notevolmente più ampia della precedente e si configura, a differenza del breve inciso di 20,3b, come un appello direttamente rivolto all’uditorio. Il livello comunicativo non è tanto narratore -> lettore; quanto piuttosto veggente -> uditorio.

5.3  Osservazione conclusiva

L’apocalittica nasce di fronte al problema del male, della sua origine, del suo significato (oltre che come risposta all’attesa messianica, che si fa sempre più trascendente).

L’apocalittica – dal punto di vista storico – è frutto, da una parte, dell’approfondimento religioso dell’AT che può maturare «liberamente» dopo la fine della monarchia e in una situazione socialmente tranquilla; dall’altra, dell’urgenza improvvisa di interpretare religiosamente fatti nuovi e sconvolgenti, come le persecuzioni di Antioco IV Epifane.

L’apocalittica cerca di applicare alla storia concreta la visione religiosa dell’AT. Una forma nuova di discernimento sapienziale. I fatti storici sconvolgenti provocano un’esigenza di lettura profetica, che viene attuata in una forma in cui ha parte preponderante l’interprete (sapienziale).

L’Apocalisse di Giovanni, nata in tempo di tribolazione (cfr, Dn) presenta delle categorie teologiche da applicarsi in ogni tempo. La Chiesa potrà sempre interpretare la sua ora con l’incisività della grande profezia dell’AT.

L’apocalittica si propone una meta ardita: la lettura della storia concreta alla luce di un messaggio religioso antecedente. L’apocalittica ha come materia specifica i fatti della storia. Non visti (né pre-visti) nei loro dettagli di cronaca. Essi hanno per l’apocalittico una logica superiore, un filo che li lega al di sopra della vicenda singola: esiste un piano che li contiene e li ingloba tutti. Piano di Dio, creatore e artefice trascendente della storia. I fatti sono «ciò che deve accadere» per Ap: sono collegati tra loro in un progetto di Dio, che non è rivelato all’uomo nella sua totalità, ma solo in quei punti di riferimento orientativi che gli permettono di cogliere il senso religioso della sua situazione.



[1] Puoi cominciare con una lettura da R.E. Brown, Introduzione al Nuovo Testamento, 1010.

[2] Un approccio particolare è la lettura politico-sociale di Ap. L’Apocalisse è un messaggio di speranza e di liberazione da un mondo di povertà e di ingiustizia.

[3] Cfr. R.E. Brown, Introduzione, 1010-1011.

[4] Cfr. Goppelt, Teologia del Nuovo Testamento II, Morcelliana, Brescia @, 257ss.

[5] U. Vanni, «Apocalittica», NDTB, 101-102.

[6] Fitzmyer, Qumran, 73-76.

[7] Boismard.

[8] Vanni e Biguzzi.

[9] Cfr, Vanni, 107-108.


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