sabato 25 novembre 2017   

Approfondimento

  
RIFLESSIONI .....dal bollettino parrocchiale

 


 

  Dal Bollettino parrocchiale di dicembre 2012

LA POTENZA DELL'AMORE
Ci sono due bellissimi libri nella Bibbia che sono uno di seguito all'altro e che sembrano davvero essere l'uno l'opposto dell'altro. Sono il Qoelet e il Cantico dei Cantici. Il primo dei due ha una valutazione della vita assolutamente disincantata: Anche se l'uomo vive molti anni, se li goda tutti, e pensi ai giorni tenebrosi, che saranno molti; tutto ciò che accade è vanità (Qo 11,8). Tutta la realtà, tutta la vita che ci troviamo a vivere è come un soffio, come qualcosa che è semplicemente destinato a d evaporare; nulla può conferire all'esistenza un senso pieno, nulla che possa darci un vera prospettiva di gioia piena. Nulla, sotto il sole, potrà essere una tale novità da infondere desiderio di vivere. Ogni cosa sembra esattamente uguale al suo contrario.
Il Cantico dei Cantici, invece, ci presenta una realtà inspiegabile, travolgente: l'amore che i due protagonisti di questi canti scoprono è una forza che ha una intensità che solo Dio può mettere nei nostri corpi. Inseguire tale amore porta pienezza, felicità: rende la vita bella e degna di essere sperimentata in ogni sua particella. L'amore è l'unico rimedio contro il morire, contro tutto ciò che sembra capace di spegnere la   nostra umanità.
Il Natale, che anche quest'anno ci viene incontro, è l'amore che Dio ha voluto mettere nella nostra storia perché possiamo davvero essere strappati dalla nostra finitudine, dal nostro strutturale limite, dai nostri continui fallimenti, dalla nostra morte. E' l'amore che si fa carne, nel bambino nato a Betlemme; è l'amore che Maria pone nella mangiatoia perché ce ne possiamo cibare e possiamo, così, affrontare il pellegrinaggio della nostra vita, per contemplare e vivere la bellezza che la grazia di Dio vuol fare entrare nei nostri respiri.
L'augurio che posso farvi è formulato con poche parole del Cantico: che possiamo tutti diventare malati d'amore e che possiamo trovare sulla nostra strada focacce di uva passa (simboli dei frutti che l'amore porta nella vita dell'uomo) affinché per questa malattia non arrivi nessun rimedio, ma che in essa possiamo sempre più sprofondarci. Non possiamo, come avviene nelle favole, avere una vita priva di difficoltà e fatiche: possiamo pensare che la forza di un tale amore ci doni la forza di alzarci ogni giorno per essere sempre cercatori instancabili di questa passione che riceviamo da Dio e possiamo scambiarci gli uni gli altri.
Buon Natale!           don Matteo

 

 

 


     Ma se Cristo non è risorto è vana la vostra fede (1 Corinzi 15,17bollettino di aprile 2011

La parola vano indica fatica, disperazione, vuoto. Quanta fatica occorre per mettere a posto la nostra camera! Poi arriva sempre il fratellino, il nipote e rimette tutto nella situazione caotica precedente; quanto grande è la disperazione del calciatore che, dopo una travolgente azione, sbaglia “ solo” l’ultimo tocco. Insomma è una parolina che racconta di una gran fatica sprecata, di tanto sudore buttato via, senza più speranza di poterne trarre qualche utilità: un mezzo goal non serve a nessuno! La crisi economica, il terremoto sembrano rendere vana ogni cosa; gli alberi secchi, in inverno, sembrano indicare la fine di ogni cosa. Tutto perduto sembrava anche ai discepoli di Emmaus: speravano, ma qualcosa ha mandato tutto all’aria e adesso cosa rimane? Niente. Appunto: se Cristo non è risorto vana è la nostra fede. Solo la risurrezione di Gesù può essere quel chiodo che può reggere tutta la mia fede; e non solo la mia fede, ma anche tutta la mia vita. Cosa serve fare qualcosa se poi sparisce, evapora, va in fumo, se tutto è vano, se tutto è vanità, come dice il Qoelet (bellissimo libro della Bibbia; uno dei suoi messaggi principali ci dice che senza un intervento di Dio tutto il vivere dell’uomo è senza senso, senza scopo, come inseguire il vento)? Solo perché Gesù è risorto e promette di portare in cielo anche noi, siamo sicuri che tutto quello che facciamo di bene verrà con noi e diventerà eterno, rimarrà per sempre; il bene che facciamo adesso sarà il materiale di costruzione del Paradiso. Che bello! Niente andrà perduto perché Gesù raccoglierà tutto, anche i pezzi avanzati: quando moltiplicò i pani portarono via dodici ceste del cibo avanzato.

 Incontrare Gesù risorto ci porta fuori dal mondo delle vanità e ci porta nel mondo dell’eternità; così avremo forza e coraggio per affrontare le prove della vita, fossero anche le prove più difficili, come la morte. Possiamo così insieme decidere di non fuggire dagli impegni, dalle fatiche e tristezze della vita quotidiana e possiamo impegnarci ad offrire noi stessi come contributo per realizzare il progetto di Dio: rendere tutti felici oggi e per l’eternità. Il modo certo per non rendere vana la nostra vita è vivere già adesso una vita da risorti, una vita in grazia di Dio, una vita che dà il primato alla grazia, una vita che sa accogliere dai sacramenti e dalla lettura del Vangelo l’aiuto essenziale per la santità: una vita che diventa, quindi, imitazione della vita di Gesù, una vita tutta spesa nell’amore. E forse il più grande regalo che possiamo fare al mondo è indicare anche a chi pensa di non credere che questa vita umana di Gesù può portare anche loro alla vera felicità. E allora, tutti i rami che apparivano secchi saranno di nuovo in fiore. Buona Pasqua a tutti!!!!  Don Matteo

 

 

 

 Un germoglio natalizio-bollettino dicembre 2010- È molto bello contemplare la Scrittura; a volte anche l’Antico Testamento è così affascinante da lasciare senza parole! Ad esempio, molti testi che la liturgia ci propone per prepararci al Natale sono delicatissimi e ci raccontano il profondo desiderio di Dio di far nascere nella nostra storia qualcosa di bello, di buono … E spesso ricorre una meravigliosa parola: germoglio. Viene annunciato che ci sarà un giorno in cui qualcosa germoglierà: stupendo! La nostra vita, dobbiamo dircelo, spesso la valutiamo come rinsecchita, incapace di portarci alla piena felicità, incapace di portare un vero cambiamento; ebbene, Dio nei profeti ci promette che non è così; prendiamo Geremia: Ecco verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa di Israele e alla casa di Giuda. In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio di giustizia; egli eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra. In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla. Così sarà chiamata: Signore- nostra- giustizia (Ger 33,14-16). 

Vedete come le promesse di bene fatte all’umanità si concretizzano in un germoglio: tante volte ci piacerebbe avere un Dio potente, capace di mettere a posto la vita del mondo con la forza; non è così il nostro Dio. Lui fa crescere un virgulto, lì dove, forse, noi non ci aspetteremmo più nulla, realizzando così le promesse di bene, che ognuno di noi sente scritte così profondamente nel suo cuore. Ma anche Isaia ha parole incantevoli: un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici e (allora) il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso. Non agiranno più iniquamente (…) perché la conoscenza del Signore riempirà la terra (Is 11,1-10). Questo piccolo segno aiuterà l’umanità a vivere nella pace più assoluta, nell’assenza totale di qualsiasi cosa possa procurare del male: anche i bambini potranno fare ogni cosa passi per la loro mente, perché possano divertirsi: nulla li potrà toccare, solo il bene li coccolerà. Ecco il Natale anche per noi: che cos’è il pensiero che un infante è nato ormai secoli e secoli fa? Cos’è davanti a tutte le difficoltà della vita? Al tanto male che c’è nel mondo? Eppure quello è il germoglio di Dio: a noi il compito di accogliere Gesù bambino, con la delicatezza che abbiamo quando cerchiamo di curare le nostre piantine. Buon Natale.       don Matteo

 

 

Natale, tempo dei doni o del Dono?   (dal boll. Parr. dicembre 2011) La notte di Natale, sempre avvolta di una grande magia, troveremo sotto l’albero o accanto al presepe i consueti regali.E’ un tempo di grande attesa, di attenzione all’altro, ai suoi bisogni, alla sua felicità.

Questo Natale porta, però, con sé un carico di preoccupazioni non piccolo: la crisi economica, la mancanza di lavoro, un senso diffuso di mancanza di speranza … E potrebbe capitare che i regali siano meno ricchi di quello che si potrebbe desiderare.

Sarà, quindi, un Natale più triste? E se al limite vicino al Gesù bambino non ci fosse proprio nulla? In molte case del mondo succederà certamente proprio questo.
Sarà ancora un Natale? E, forse, non basta neppure la prospettiva, che il credente fa bene a custodire nel suo cuore, secondo cui questo bambino che nasce è il dono più grande che possiamo ricevere.
Sentiamo che siamo fatti per il dono, che la nostra esistenza nasce da un dono e trova la sua pienezza nel donarsi. L’orizzonte che può, allora, caratterizzare questo Natale è il dono di se stessi per costruire una vera fraternità. Nessuna crisi, se non una crisi di senso della nostra vita, può toglierci questa prospettiva.   Possiamo sempre donare noi stessi, sapendo che non c’è compito più bello di questo.
Posso regalare il più bel televisore in commercio a mio figlio e non passare neppure un minuto con lui, per godere insieme della bellezza della vita. Posso, però, regalargli un mazzo di carte e forse ci verrà la voglia di  giocare insieme, di ridere, di scherzare. E magari potrò suggerire a mio figlio di giocare, con quelle carte, con qualche anziano del mio condominio.
E’ esperienza comune che, quando nella vita arriva qualche difficoltà, il valore delle cose si relativizza, si capisce meglio che cosa sia veramente essenziale, cosa veramente decisivo. Credo che questo Natale possa mostrarci che l’unica cosa importante è donare la vita e creare quella comunione di cui tutti sentiamo così profondamente la necessità.
Non è solo questione di essere più buoni, ma di essere più veri. Non siamo più uomini se alla fine della vita avremo posseduto 30-40 telefoni cellulari, costretti a sostituire sempre i beni di cui ci serviamo. Forse saremo più felici se avremo condiviso beni che possiamo condividere che creino compagnia, che attirino altri a vivere più insieme.
Gli esempi si potrebbero sprecare: pensate a come è bello sedere attorno a un camino a leggere favole, piuttosto che cercare su internet chissà che cosa.
Queste sono riflessioni sparse; forse possono aiutare a pensare.
Ci lasciamo guidare dai magi, che hanno investito tutta la loro vita nella grande passione dello studio delle stelle. Hanno viaggiato molto tempo e hanno provato una grandissima gioia nel vedere la stella; ma quella stella li ha guidati dal bambino al quale hanno donato quello che avevano. I loro doni sono stati importanti perché hanno svelato chi avevano davanti: quel bambino era Dio, re e l’uomo che avrebbe offerto se stesso per noi. Hanno capito l’importanza del loro viaggio nel momento in cui hanno donato, senza averlo certo preparato, quello che avevano.
Seguiamo anche noi la stella! Buon Natale. don Matteo
 

 


 

 


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